Limoncello di Capri
 

 

 



 


Limoncello profumo d'Italia.
II famoso liquore di Sorrento è tornato di moda

 


Noi siamo tutti meravigliati quando vediamo una nave in bottiglia, ma che dire di un paesaggio in bottiglia?
Esso è in forma liquida ed ècosì l'origine uncora meravigliosa. Un sorso e gli occhi della mente si riempiono di colori e dei profumi dei limoneti circondati da mura e che guardano su un mare azzurro.
Perché tale è il potere allusivo del limoncello, un liquore fatto da limoni speciali che sta diventando rapidamente il più famoso digestivo italiano.
Sebbene la fama di questo aromatico liquore giallo-verdastro si è recentemente estesa in largo e in lungo, il prodotto autentico deriva esclusivamente da un piccola area esattamente a sud di Napoli: il promontorio di giardini terrazzati che si allunga verso l'isola di Capri, avvolto da tutti i lati dal profondo blu del mar Mediterraneo. Goethe, Byron e Wagner sono tra i molti visitatori ad essere catturati dal fascino della zona: i sapori e i profumi come l'abbagliante luminosità e i colon che accompagnano tutte le stagioni.
Sorrento è posta sul lato nord della penisola Al centro si erge Monte Faito, dove si produce un eccezionale provolone, un formaggio che sta rapidamente diventando una rarità, ma questa è un'altra storia. E più in là, sul lato meridionale, c'è Amalfi.
Le due città sono collegate da un tortuosa strada costiera che smentisce la loro apparente vicinanza. Ma ciò che realmente divide questi asili soleggiati, e la stessa Capri, è la vocazione alla produzione del Limoncello.
II solo vero limoncello. La bevanda alcolica che sa fa le beffe delle molte pallide imitazioni miscelate altrove. E il segreto non è nascosto in arcani metodi di produzione ma negli stessi limoni.
Gli agrumi sono originari della Cina meridionale e dell'Indocina. Ma nel primo secolo, essi giunsero certamente in Italia, dove furono coltivati come piante ornamentali, come i moderni scavi di Pompei hanno dimostrato.
Durante il primo Medio-Evo, comunque, i contatti commerciali con gli arabi insegnarono agli abitanti della
Penisola sorrentina che i limoni potevano essere utilizzati in cucina ed in medicina.. Molti abitanti del posto furono mercanti marittimi, e si scopri che i limoni erano una potente medicina contro lo scorbuto che affliggeva coloro che rimanevano a lungo in mare. Cosa dal 18° secolo le strette e terrazzate coltivazioni di limoni dominanti le baie azzurre caratterizzarono il territorio circostante.
Nei secoli gli alberi di limoni si sono adattati alla particolare natura del terreno e al clima. Potati in modo da formare un pergolato sostenuto da pali di legno, essa sono riparati dall'eccessivo soleggiamento e dai venti mediante le "pagliarelle", o grandi schermi di paglia. Essi così fioriscono e fruttificano più volte durante tutto rum.
L'orgoglio delI'area è il "femminiello comune", un limone di media taglia dl colore giallo pallido molto succoso e meravigliosamnne profumato. Il suo concorrente sul pendio retrostante ad Amalfi è lo "sfusato amalfitano" considerevolmente più grande e un po' allungato che non ha quasi semi, un albedo molto spesso e una buccia rugosa ricca di oli essenziali.
"Questi sono limoni" dichiara Mauiano Valentino Vinaccia. "Tutti gli altri sono solo frutti gialli." Tuttavia se non fosse stato per Solagri, la cooperativa di coltivatori sorrentini diretta da Vinaccia, i più a buon mercato "frutti gialli" provenienti dalla Sicilia e dalla Spagna avrebbero probabilmente eliminato dal mercato il femminiello comune ottenuto con tanta manodopera. E la scomparsa del frutto sarebbe stata la campana funebre della antica pratica di famiglia di macerare le bucce in alcool puro per pochi giorni e di diluire l'infuso così ottenuto con una soluzione di acqua e zucchero per ottenere il più squisito dei liquori.
Sei anni fa Vinaccia ritorno a Sorrento dopo una carriera come capitano di Navi mercantili. l'attività marittima e un tema ricorrente in questi luoghi I limoneti della sua infanzia soffrivano per l’abbandono i caratteristici terrazzamenti mancavano di manutenzione, e le prospettive non erano buone.
Deciso a raddrizzare la bilancia prima che fosse troppo tardi, egli e nove altri fondarono una cooperativa di coltivatori, investendo 50 000 lire (2 $) ciascuno nell'affare Era il 1994.
L'anno successivo Solagri lavorò 630 000 Kg (circa 1.400.000 libbre) di limoni e altri 55 soci si unirono all'impresa. La cooperativa ha ora 155 soci, una piccola flotta di moderni mezzi di trasporto, un impianto d'h selezione che rispetta gli standards dell'Unione Europea ed un crescente numero di impiegati a tempo pieno.
Lo scorso anno ha lavorato più di un milione di Kg di frutta con un volume d'affari di quasi 2 miliardi di Lire I progetti futuri includono l'estensione degli stessi principi agricoli e di trasformazione rispettosi dell'ambiente alla coltivazione dell'ulivo
Acume e Artigianato
Questi risultati in tanto breve tempo hanno richiesto tantissima energia, moltissima diplomazia, cortese forza di persuasione, e come confessa Vinaccia "una certa abilità per l'organizzazione logistica che ho acquisito da capitano marittimo."
Il Consorzio Terra delle Sirene, fondato recentemente, è una associazione dei produttori di limoncello di alta qualità, che dipende dalla cooperativa Solagri per i costanti approvvigionamenti di frutti di qualità.
Gli sforzi collettivi hanno cominciato a creare una nuova mentalità in Penisola L'individualismo è ancora vivo e recalcitrante, specialmente quando le piccole aziende sono a conduzione familiare.
Beppe Pollio è sia un coltivatore di materie prime che un trasformatore delle stesse in prodotti finiti Sua moglie, Tiziana, sua madre, sua sorella, e suo cugino Giuseppe lavorano tutti con lui a Il Convento, la fattoria di famiglia ottenuta da un monastero Francescano del 14° secolo appollaiata tra i limoneti all'estremità occidentale della penisola 220 metri più in alto di Massa Lubrense.
Essi producono non solo limoncello di prima classe, ma anche olio d'oliva e formaggio.
Beppe unisce l'acume e l'energia di un moderno uomo d'affari con l'amore per la terra e le sue gloriose ma fragili tradizioni. E sotto questo punto di vista egli assomiglia a Vinaccia.
Anche Amalfi ha il suo consorzio di produttori di limonceilo, tuttavia vi aderiscono solo cinque delle circa 50 aziende della zona. Per salvaguardare l'autenticità del prodotto finito, il Consorzio Nettare delle Esperidi inizialmente ha insistito che i produttori fossero anche coltivatori.
La famiglia Aceto coltiva limoni sin dal 1825 e iii aiutata a fondare il consorzio di Amalfi, mettendo a disposizione la propria collezione di antichi attrezzi contadini per creare il Museo della Civiltà Contadina Arte e Mestieri nella valle dei Mulini, appena sopra Amalfi, dove sono ubicati la direzione della sua azienda e i suoi limoneti. L'azienda di famiglia "La Valle Dei Mulini" non produce solo limoncello (ottenuto da limoni), qui denominati sfusato amalfitano, ma anche una crema al liquore di limoni, miele al fior di limone ed infine la marmellata.
Ora questo è il paesaggio sul toast della tua prima colazione.

Kate Singleton
(Scrittrice residente in Italia)"